Visualizzazione post con etichetta corso unitre su Italia strumentale 13-14. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta corso unitre su Italia strumentale 13-14. Mostra tutti i post

lunedì 10 marzo 2014

OTTORINO RESPIGHI - Le fontane di Roma



Le fontane di di Roma di Ottorino Respighi costituiscono il primo tassello della trilogia di poemi sinfonici dedicati all'Urbe. Vennero composti nel 1916 ed eseguiti per la prima volta al Teatro Argentina di Roma l'11 marzo del 1917 sotto la direzione del Maestro Antonio Guarnieri.
Il plot narrativo si basa sostanzialmente su una serie di sensazioni (anzi impressioni) percepite dal compositore attraverso l'osservazione di quattro note fontane cittadine in quattro momenti diversi della giornata. 

La Fontana di Valle Giulia all'alba (Andante Mosso) - La melodia dell'oboe sembra rincorrere un motivo popolare, a cui risponde un altro "canto", quello del clarinetto, evocando così un paesaggio pastorale sul fare del giorno. Si tratta di un quadretto di chiaro impianto impressionista, mosso dall'ondeggiare sottotraccia degli archi che, qua e là, sembrano lasciare emergere motivi arcaici. Tra i referenti coloristici (ma anche armonici), la scuola francese del primo Novecento (Debussy in testa), ma anche quella scoria di verismo più sensibile alle suggestioni d'Oltralpe (Puccini).



La Fontana del Tritone al mattino (Vivo, Un poco meno allegretto, Più vivo gaiamente) - La fontana del Bernini che quasi si anima di creature plastiche, pronte a danzare tra gli spruzzi. L' "impressione" è resa in maniera eloquente dallo squillo di tromba e dallo zampillio imitato dal registro alto dei legni. E' un movimento di danza che tiene conto della lezione del Tchaikovskij coreutico, ma anche dell'Holst de I pianeti (Mercurio, il messaggero alato). Da non trascurare una vena leggera, riconducibile al Richard Strauss più leggiadro e meno imponente.



La Fontana di Trevi al meriggio  (Allegro moderato, Allegro vivace, Più vivace, Largamente, Calmo) - Si palesa, già dalle primissime battute, un tema solenne, retorico... in una parola "straussiano" (un'anticipazione di quanto ascolteremo nell'episodio apicale de I pini presso una catacomba da I pini di Roma). Eppure, al di là del disegno tematico deciso, l'attività contrappuntistica dei fiati vivacizza ulteriormente questa pagina, mentre "sotto" agisce instancabile l'ipercinetico cromatismo degli archi dal DNA a tratti wagneriano. L'eclettico Respighi parla anche Tedesco (oltre che Russo e Francese).



La Fontana di Villa Medici al tramonto (Andante, Meno mosso, Andante come prima) - Siamo nell'ora della nostalgia, quindi ci vuole un motivo che si sviluppi a poco a poco con passo indefinito, solleticando soluzioni melodiche di sapore cromatico. Partono gli archi, a ruota i legni in un'atmosfera quasi onirica, sognante. Respighi, per inscenare al meglio un simile clima, si affida all'esperto ABC di Debussy e Ravel. Il descrittivismo dell'evento trasmette una natura che si affievolisce fino al silenzio. Anticipazioni di disegni musicali ideali per la futura colonna sonora. Tracce di sonorità paleocinematografiche indicano una strada che porta a future stazioni. Una di queste si chiamerà Nino Rota.
[Riccardo Storti]

 

Credit fotografico: Antonio Passaseo

giovedì 5 dicembre 2013

GIUSEPPE MARTUCCI - Sinfonia n. 1 in re minore, opera 75. Guida all'ascolto.

Giuseppe Martucci diede alle stampe la sua prima sinfonia nel 1895, dopo un lungo lavoro di elaborazione durato circa sette anni. Si tratta di una sinfonia in quattro movimenti, contraddistinta da un tematismo ricercato, le cui componenti armoniche potrebbero richiamare Brahms. In realtà, questa sinfonia si offre come pretesto per trattarne - in maniera più approfondita - il linguaggio musicale, cogliendone i disparati addentellati intertestuali. La critica è abbastanza concorde nell'individuare quattro modelli di fondo, rintracciabili sostanzialmente negli exempla della Jupiter di Mozart e della Nona di Beethoven, assemblabili alla forza dinamica di uno Schumann, senza rinunciare a sconfinamenti tematici di marca brahmsiani (talvolta, addirittura prossimi anche al disegno contemporaneo mahleriano).
ALLEGRO: apertura in "medias res", senza tanti preamboli, con un tema A appassionato e dinamicamente vivace, la cui intensità drammatica potrebbe ricordare l'incipit della Renana di Schumann (ascolta) . Il tema B suona quasi come una variazione, più ariosa, dal vago profilo brahmsiano. Un dialogo coordinato secondo un'esperta mano orchestrale nel pieno rispetto della forma sonata; assai aggraziate le giustapposizioni chiaroscurali di profonda intensità espressiva e coloristica. Da notare come i legni emergano in controluce dallo sfondo degli archi (qui l'allievo Respighi imparerà molto).
ANDANTE: qui scorgiamo il Martucci più personale e quello più difficilmente assimilabile alle esperienze pregresse fin qui citate. L'Andante è per definizione un movimento rapsodico, in questo caso, però, mosso da due soggetti: il primo suonato dal violoncello, sostenuto da un adeguato corredo di archi, ha la fisionomia di un canto; il secondo nasce dall'addizione ritmico-contrappuntistica dei legni. Soffermiamoci sulla "voce" del violoncello: è quasi concertistica. Si potrebbe supporre che "assomigli a..."; forse sarebbe più prudente sottolineare che è "contemporanea" (o quasi...) ad altre pagine di delicata sensibilità espressiva. Basterebbe spulciare tra le pagine "lente" di episodi usciti dale partiture di Puccini, Massenet, Tchaikovskij, Borodin, Elgar e Grieg... Ovviamentela spinta contrappuntistica è farina del sacco di Brahms. Indubbiamente un Martucci musicista europeo. 
ALLEGRETTO: Eccolo Brahms. Una filiazione diretta dallo Scherzo (Allegretto grazioso) della Sinfonia n. 2 (ascolta). Il prevedibile schema ABA' risulta non omogeneo. Il tema saltellante A genera una sorta di sviluppo che potremmo etichettare - impropriamente - come B e che si estende per larga parte del movimento; infatti la ripresa (A') è posta alla fine, come ideale conclusione dell'intero movimento. C'è il sospetto che l'attitudine alla variazione prevalga sulla forma standard.
MOSSO - ALLEGRO RISOLUTO: Contro ogni logica programmazione sinfonica, Martucci si serve di un movimento dalla doppia indicazione agogica per un finale (quando solitamente tale schema è più frequente nel primo movimento).
Il Mosso (ripresa dell'Allegro iniziale) sembra porre ai blocchi di partenza tutti gli elementi che ritroveremo nell'Allegro Risoluto. L'atmosfera rarefatta, quasi dispersive, ricorda certe nebbie sonore sollevate da alcuni poemi sinfonici di Scriabin o Strauss oppure da evocative tensioni armoniche riconducibili a Mahler o a Musorgskij. La fitta trama dei contrabbassi potrebbero riportarci alla memoria passaggi della Sinfonia fantastica di Berlioz o della Faust-Symphonie di Liszt, soprattutto quando vengono liberati gli altri elementi timbrici. Ed è un crescendo di ottoni ad introdurci nell'Allegro risoluto (altro segnale che il buon Respighi  accoglierà nei suoi I pini della Via Appia, mediandoli attraverso la lezione rumoristica straussiana [ascolta]). Colpisce lo stop and go tra passaggi drammatici e radure di ineffabile quiete: un movimento ben più uomorale di quanto sembri, nonostante l'attenta rifinitura a tavolino. E - aggiungiamolo senza remore - pure un movimento "moderno", per la struttura cangiante rivolta più ad urgenze dinamico-coloristiche, che non armoniche. Quasi una sintesi di tre elementi che ronzazno nell'aria di quel fin de siecle: il contrappuntismo di marca classica di Brahms, l'opposta forza dinamica dell'artiglieria pesante wagneriana (opportunamente criptata, ma c'è... ) e la tendenza alla variabilità timbrica russa (Rimskij docet... ). [Riccardo Storti]

Ascolta la Sinfonia n. 1 di Martucci:



Mov.I: Allegro 00:00
Mov.II: Andante da 11:58
Mov.III: Allegretto da 20:51
Mov.IV: da Mosso - Allegro risoluto 27:09

sabato 9 novembre 2013

Cherubini, Bellini e Donizetti: insospettabili compositori strumentali

Prima di entrare nel vivo del corso, alcuni esempi "insospettabili" da tre operisti che, però, si sono mossi anche in ambito strumentale e con risultati suggestivi.
Il fiorentino Luigi Cherubini (così attivo nei teatri europei con la sua Medea) scrisse anche una sinfonia, considerata dagli storici della musica come la prima sinfonia italiana composta nell'Otticento. Si tratta di un lavoro che mette in luce molti debiti con Haydn e il primo Beethoven ma che, al tempo stesso, non rinuncia a quel briciolo di personalità melodica, inscindibile dal praticantato melodrammatico del musicista.



Un giovanissimo Vincenzo Bellini, invece, darà vita a ben 8 sinfonie di presunta destinazione operistica. Meritano un'attenta segnalazione la Sinfonia in Re Maggiore (BS 1209) e il Capriccio ossia Sinfonia per studio in do minore (BS 1968).



(per l'Allegro, cliccare qui e qui )



(per il secondo movimento, cliccare qui)

Di Donizetti, ricordiamo la produzione cameristica ed in particolare i 19 quartetti, da cui selezioniamo il Minuetto del n. 5 in mi minore.

QUEST'ANNO IN ITALIA!

Eccoci qua. Nuovo anno accademico e con un programma tutto dedicato all'Italia strumentale dall'Unità al Dopoguerra. Da Martucci a Petrassi, passando per Sgambati, la Generazione dell'Ottanta (Alfano, Respighi, Casella, Malipiero e Pizzetti), Giorgio Federico Ghedini e Luigi Dallapiccola. In mezzo tanti nomi più o meno conosciuti (Rota e Castelnuovo-Tedesco, ma anche Porrino, Pilati, Pick Mangiagalli... etc.). Siamo pronti... Abbiamo pure cambiato la tappezzeria del sito. Buon anno a tutti e sereni ascolti.