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giovedì 5 gennaio 2017

MAX STEINER... Quello che bisogna sapere e ascoltare.

Ma cosa si può dire dell'inventore della colonna sonora hollywoodiana?
Pochi dati, tanto per stupire:
E' viennese (classe 1888).
Il nonno Maximilian era il gestore del Theater au der Wien.
Il padre Gabor era un efficace organizzatore culturale nella Vienna che conta.
Suo padrino di battesimo fu Richard Strauss.
Suo maestro di pianoforte, Johannes Brahms.
Suo maestro di composizione, Gustav Mahler.
A 16 anni compone la prima operetta, poi, però, nel '14 scoppia la guerra e si trova costretto ad emigrare nel Regno Unito, dove la sua presenza non è proprio gradita. Allora un caro amico, il Duca di Westminster, gli fa ottenere un lasciapassare per gli Stati Uniti. E qui inizia l'avventura.
Arriva a New York e ha solo 32 dollari in tasca ma maestria da vendere come arrangiatore, orchestratore e direttore. Broadway lo accoglie a braccia aperte. 15 anni di gavetta e poi il trampolino di lancio: Hollywood e lì firma alcune pagine importanti.
Fondamentali le colonne sonore di King Kong (1933), Il traditore (1935), Via col vento (1939) e Casablanca (1942). Basta questo blocco per capire i principi dello stile musical-cinematografico di Hollywood. Eccovi, per ogni pellicola, le suite, con l'eccezione di King Kong, di cui forniamo la colonna sonora completa:











Alcune caratteristiche della poetica musicale di Steiner:
1) Le sue colonne sonore si servono di un linguaggio musicale diretto.
2) E' stato, di fatto, il pioniere di una colonna sonora, prossima a divenire un'arte capace di muoversi all'interno del film con le proprie gambe.
3) Ciò spiega la popolarità di queste composizioni che, spesso, riescono a sopravvivere alla proiezioni, entrando nelle sale da concerto.
4) La riconoscibilità del suo stile è riconducibile al DNA di estrazione romantica: poche note e capiamo subito che si tratta di Steiner.
5) Riprende da Wagner la pratica del leitmotiv: i personaggi trovano anche una loro caratterizzazione sonora attraverso un tema musicale preciso che ritorna nel corso del film e sottolinea tanto la presenza, quanto lo stato d'animo del "carattere" sulla scena cinematografica (a tale proposito, si leggano i saggi di David Allen  e di Michael Pratt). [Riccardo Storti]

sabato 26 novembre 2016

Da Pizzetti a Breil (ovvero da Pastrone a Griffith)

Trattando il cinema degli inizi, ci siamo imbattuti nel primo importante lungometraggio italiano, Cabiria di Gabriele D'Annunzio per la regia di Giovanni Pastrone e la musica di Ildebrando Pizzetti. Il nucleo della colonna sonora sta nella Sinfonia del fuoco, ma la questione è ben più complessa di quanto sembri, visto che il "grosso" venne composto da Manlio Mazza, mentre Pizzetti si limitò a cedere la sinfonia e a garantire una certa supervisione (dettagli precisi, li potete leggere qui).
Eccovi la Sinfonia del fuoco

Nel caso, invece, vogliate proprio gustarvi il film, Youtube ve lo offre senza problemi.


Per approfondimenti, segnalo l'interessante saggio di Silvio Alovisio Il film che visse due volte.

E da Pastrone arriviamo al fondatore del cinema americano: D.W. Griffith. Il collegamento c'è (esiste addirittura un volume che ne parla). Quanto alle musiche, va subito detto che Joseph Carl Breil, il soundtracker di The Birth of a Nation e Intolerance, diresse l'orchestra durante la prima a Chicago nel giugno 1914 alla testa dell'orchestra dell'Illinois Theatre. E fu una folgorazione. Questo spiega perché il commento sonoro di entrambe le pellicole di Griffith risentano del clima sonoro di Cabiria.
Ma le musiche di Breil aggiungono qualcosa in più, cominciando a fissare una serie di convenzioni che ritroveremo più tardi nel cinema hollywoodiano.
Durante la lezione, abbiamo fatto riferimento solo alla colonna sonora di The Birth of a Nation, che è stata registrata su CD solo nel 1985 dalla The New Zealand Symphony Orchestra per l'etichetta Label X. Potete ascoltarne alcuni estratti sul sito Soundtrack.net.
Qui, invece, avete il film completo.

domenica 20 novembre 2016

Codici e convenzioni. Alcuni esempi.

Come promesso a lezione, eccovi gli esempi che abbiamo analizzato e che qui potete riascoltare e rivedere.

















Il codice retorico degli ottoni nel cinema hollywoodiano: la suite della colonna sonora de La battaglia di Alamo (1960), musiche di Dimitri Tiomkin.




La World Music entra a Hollywood. Il baraat indiano nei titoli di testa di Monsoon Wedding di Mira Nair colonna sonora di Mychael Danna).




Una colonna sonora, anche qui, nei titoli di apertura, che gioca su emozioni contrastanti, tra spensieratezza e malinconia. E' quanto si ascolta all'inizio di In fondo al cuore (di Ulu Grosbard), una delle ultime colonne sonore di Elmer Bernstein. Classicità e maestria, a tratti sembra quasi recuperata la forma concertistica per strumento solista e orchestra.
Per ascoltare questa versione bisogna iscriversi a Spotify.

I grandi interpreti della colonna sonora

In realtà il nuovo corso di Storia della Musica è già iniziato da due settimane, ma solo ora riesco a mettermi in pari con il blog. Quest'anno, con rinnovato piacere, continuerò a tenere il mio corso presso l'Unitre di Sampierdarena dal mese di novembre 2016 a maggio 2017. Eccovi gli argomenti che verranno trattati nel corso dell'anno accademico.

I grandi interpreti della colonna sonora.
·         Che cos'è la "colonna sonora"
·         I musicisti "classici" incontrano il cinema.
Sodalizi
·         Prokof'ev - Eisenstein
·         Rota - Fellini
·         Hermann - Hitchcock
·         Williams - Spielberg
·         Nyman - Greenaway
·         Pivio & Aldo De Scalzi - Ozpetek
Casi e generi:
·         Barry e la serie di James Bond
·         L'eclettismo di Mancini
·         La musica classica nella colonna sonora
·         Il jazz nella colonna sonora
·         Il rock nella colonna sonora

sabato 17 ottobre 2015

CHI HA PAURA DELLA MUSICA DEL NOVECENTO?

E con questo titolo, vi annuncio il nuovo corso di Storia della Musica che, anche  quest'anno, continuerò a tenere presso l'Unitre di Sampierdarena dal mese di novembre 2015 a maggio 2016. Eccovi gli argomenti che verranno trattati nel corso dell'anno accademico.

Percorsi tematici del Novecento.
 • Musiche da vedere: l'impressionismo musicale (Debussy, Ravel e Satie).
Musiche nere: il jazz entra in orchestra (Gershwin).
Musiche in guerra: compositori in trincea (Sostakovich, Britten e Messiaen).
Musiche popolari: nazionalismo o globalizzazione? (Bartók e Janaček)
Musiche "classiche" eppure "moderne": nuove sinfonie e nuovi classicismi (Stravinskij e Respighi).
Musiche globali: oltre l'Europa (Sud America, Mediterraneo, Africa, India e Oriente).
Musiche celesti: spiritualità e sacre sinfonie del tempo (Gorecki e Battiato).
Musiche al cinema: la colonna sonora (Morricone, Barry e Williams).
Musiche "non musiche": la raffinazione del pop e le sue contaminazioni (il caso del progressive rock).
Musiche "oltre": avanguardia, elettronica, minimalismo e postmodernismo (Glass, Riley, Eno e Pärt).