domenica 21 ottobre 2018

La strana coppia: Mendelssohn e De André - Introduzione al corso per l'a.a. 2018-19


Dal 1996 ne abbiamo fatta di strada insieme e, anche il modello del corso, pur non allontanandosi dalle prerogative e prospettive entusiastiche di base, negli anni ha mutato pelle, affinando sempre di più i campi di interesse musicale che, come è normale che sia, si sono ampliati, allargati, scavalcando gli ipotetici steccati di genere.
Il corso del 2017-18, dedicato agli anni Sessanta, ha attivato una vera e propria svolta che ci ha coraggiosamente spinti a sdoppiare i contenuti dei corsi in due grandi ali: quello della musica colta, accademica che, semplificando, chiamiamo “classica” e quello della musica contemporanea di consumo che gli esperti chiamano “popular music”. Ecco la proposta di scegliere due figure lontanissime ma che hanno il pregio di farci approfondire il dettato musicale della loro carriera musicale.
Uno è un musicista, un gigante della temperie romantica ma con una storia (personale e pubblica) tutta particolare, tanto che a lui certe definizioni di comodo stanno veramente strette. Mi sto riferendo naturalmente a Felix Mendelssohn Bartholdy: trattare di lui, significa partire proprio dalla domanda, posta a titolo del corso (Felix Mendelssohn Bartholdy: un "classico" romantico o un romantico "classico"?), non tanto per rispondere, scorgere certezze classificatorie ma, semmai, cogliere tutta una serie di itinerari stilistici di sorprendente libertà, al di là del supposto rigore formale (anticipando il dettato, in Mendelssohn è la regola è rendere liberi e… romantici).
L’altro è un cantautore, genovese, demiurgo di suggestivi mondi poetici, pur senza essere poeta (e ci ha sempre tenuto a sottolinearlo): Fabrizio De André. Non musicista, eppure sempre contornato da validissimi musicisti ben disposti a mettere al suo servizio le loro abilità compositive per rendere ancora più brillanti i versi delle sue canzoni. Così, nella seconda parte del nostro corso, De André è soprattutto un pretesto (già lambito lo scorso anno) per approfondire il valore aggiunto della musica nella canzone d’autore italiana. De André, in tal senso, è paradigmatico, vista l’ampia schiera di complici collaboratori (e collaboratori complici) che hanno lavorato agli arrangiamenti e alle orchestrazioni dei suoi lavori (Reverberi, Piovani, Mimms, la PFM, Harris, Prudente, Pagani e Milesi).   
Sfida interessante, insomma, ma su due binari ben distinti che portano, però, alla medesima stazione: la buona musica. E buona musica a tutti voi.  (Riccardo Storti)

giovedì 5 gennaio 2017

MAX STEINER... Quello che bisogna sapere e ascoltare.

Ma cosa si può dire dell'inventore della colonna sonora hollywoodiana?
Pochi dati, tanto per stupire:
E' viennese (classe 1888).
Il nonno Maximilian era il gestore del Theater au der Wien.
Il padre Gabor era un efficace organizzatore culturale nella Vienna che conta.
Suo padrino di battesimo fu Richard Strauss.
Suo maestro di pianoforte, Johannes Brahms.
Suo maestro di composizione, Gustav Mahler.
A 16 anni compone la prima operetta, poi, però, nel '14 scoppia la guerra e si trova costretto ad emigrare nel Regno Unito, dove la sua presenza non è proprio gradita. Allora un caro amico, il Duca di Westminster, gli fa ottenere un lasciapassare per gli Stati Uniti. E qui inizia l'avventura.
Arriva a New York e ha solo 32 dollari in tasca ma maestria da vendere come arrangiatore, orchestratore e direttore. Broadway lo accoglie a braccia aperte. 15 anni di gavetta e poi il trampolino di lancio: Hollywood e lì firma alcune pagine importanti.
Fondamentali le colonne sonore di King Kong (1933), Il traditore (1935), Via col vento (1939) e Casablanca (1942). Basta questo blocco per capire i principi dello stile musical-cinematografico di Hollywood. Eccovi, per ogni pellicola, le suite, con l'eccezione di King Kong, di cui forniamo la colonna sonora completa:











Alcune caratteristiche della poetica musicale di Steiner:
1) Le sue colonne sonore si servono di un linguaggio musicale diretto.
2) E' stato, di fatto, il pioniere di una colonna sonora, prossima a divenire un'arte capace di muoversi all'interno del film con le proprie gambe.
3) Ciò spiega la popolarità di queste composizioni che, spesso, riescono a sopravvivere alla proiezioni, entrando nelle sale da concerto.
4) La riconoscibilità del suo stile è riconducibile al DNA di estrazione romantica: poche note e capiamo subito che si tratta di Steiner.
5) Riprende da Wagner la pratica del leitmotiv: i personaggi trovano anche una loro caratterizzazione sonora attraverso un tema musicale preciso che ritorna nel corso del film e sottolinea tanto la presenza, quanto lo stato d'animo del "carattere" sulla scena cinematografica (a tale proposito, si leggano i saggi di David Allen  e di Michael Pratt). [Riccardo Storti]

domenica 1 gennaio 2017

PROKOF'EV AL CINEMA

Come promesso, due notevoli interpretazioni di due colonne sonore importanti, tratte da Spotify (così anche la qualità audio ne guadagna).

Qui, in un colpo solo, trovate l'edizione della Deutsche Grammophone con le suite da Il luogotenente Kijé e l'Alexander Nevsky (oltre alla bellissima Suite Scita):



Per una versione video, consigliamo:per Il luogotenente Kijé diretto dal russo Kirill Kondrashin alla testa dell'Orchestra della Radio e Televisione di Stato Giapponese (NHK):



invece, per quanto concerne l'Alexander Nevsky, un'interpretazione sotto la bacchetta di Claudio Abbado che dirige la viennese Gustav Mahler Jugend Orchester:




Informazioni sulle opere (da Flaminioonline):
- Guida al Luogotenente Kijé
- Guida alla cantata Alexander Nevsky


sabato 26 novembre 2016

Da Pizzetti a Breil (ovvero da Pastrone a Griffith)

Trattando il cinema degli inizi, ci siamo imbattuti nel primo importante lungometraggio italiano, Cabiria di Gabriele D'Annunzio per la regia di Giovanni Pastrone e la musica di Ildebrando Pizzetti. Il nucleo della colonna sonora sta nella Sinfonia del fuoco, ma la questione è ben più complessa di quanto sembri, visto che il "grosso" venne composto da Manlio Mazza, mentre Pizzetti si limitò a cedere la sinfonia e a garantire una certa supervisione (dettagli precisi, li potete leggere qui).
Eccovi la Sinfonia del fuoco

Nel caso, invece, vogliate proprio gustarvi il film, Youtube ve lo offre senza problemi.


Per approfondimenti, segnalo l'interessante saggio di Silvio Alovisio Il film che visse due volte.

E da Pastrone arriviamo al fondatore del cinema americano: D.W. Griffith. Il collegamento c'è (esiste addirittura un volume che ne parla). Quanto alle musiche, va subito detto che Joseph Carl Breil, il soundtracker di The Birth of a Nation e Intolerance, diresse l'orchestra durante la prima a Chicago nel giugno 1914 alla testa dell'orchestra dell'Illinois Theatre. E fu una folgorazione. Questo spiega perché il commento sonoro di entrambe le pellicole di Griffith risentano del clima sonoro di Cabiria.
Ma le musiche di Breil aggiungono qualcosa in più, cominciando a fissare una serie di convenzioni che ritroveremo più tardi nel cinema hollywoodiano.
Durante la lezione, abbiamo fatto riferimento solo alla colonna sonora di The Birth of a Nation, che è stata registrata su CD solo nel 1985 dalla The New Zealand Symphony Orchestra per l'etichetta Label X. Potete ascoltarne alcuni estratti sul sito Soundtrack.net.
Qui, invece, avete il film completo.

mercoledì 23 novembre 2016

PRIMORDI CINEMATOGRAFICI E MUSICA CLASSICA

Il cinema dei primordi, quando sentì l'esigenza, di avvicinare il proprio racconto al commento musicale, si servì di quel che la tradizione consegnava. Non solo: talvolta vennero coinvolti compositori "classici" affinché i suoni fossero dotati di un'adeguata "firma".





Camille Saint- Saëns, ad esempio, musicò L'assassinat du Duc de Guise, pellicola a sfondo storico di Le Burgy e Calmettes (1908).



Sempre Le Burgy e Calmettes saranno i registi di Le retour d'Ulysse (1908), musicato da
Georges Hüe, un allievo di Gounod e Franck.

 In Russia Ippolitov Ivanov (allievo di Rimskij Korsakov) si occupa di curare la musica per Sten'ka Razin di Drankov (sempre nel 1908).



In alcuni casi, si preferisce inserire pagine (più o meno famose) dal solido repertorio classico come nel caso di Faust di Andréani e Fagot (1910 - musiche dall'omonima opera di Gounod).



Idem dicasi per il film biografico Richard Wagner di Froehlich del 1913 (proponiamo la bellissima versione restaurata trasmessa dalla tv satellitare Arte con orchestra dal vivo).






domenica 20 novembre 2016

Codici e convenzioni. Alcuni esempi.

Come promesso a lezione, eccovi gli esempi che abbiamo analizzato e che qui potete riascoltare e rivedere.

















Il codice retorico degli ottoni nel cinema hollywoodiano: la suite della colonna sonora de La battaglia di Alamo (1960), musiche di Dimitri Tiomkin.




La World Music entra a Hollywood. Il baraat indiano nei titoli di testa di Monsoon Wedding di Mira Nair colonna sonora di Mychael Danna).




Una colonna sonora, anche qui, nei titoli di apertura, che gioca su emozioni contrastanti, tra spensieratezza e malinconia. E' quanto si ascolta all'inizio di In fondo al cuore (di Ulu Grosbard), una delle ultime colonne sonore di Elmer Bernstein. Classicità e maestria, a tratti sembra quasi recuperata la forma concertistica per strumento solista e orchestra.
Per ascoltare questa versione bisogna iscriversi a Spotify.

I grandi interpreti della colonna sonora

In realtà il nuovo corso di Storia della Musica è già iniziato da due settimane, ma solo ora riesco a mettermi in pari con il blog. Quest'anno, con rinnovato piacere, continuerò a tenere il mio corso presso l'Unitre di Sampierdarena dal mese di novembre 2016 a maggio 2017. Eccovi gli argomenti che verranno trattati nel corso dell'anno accademico.

I grandi interpreti della colonna sonora.
·         Che cos'è la "colonna sonora"
·         I musicisti "classici" incontrano il cinema.
Sodalizi
·         Prokof'ev - Eisenstein
·         Rota - Fellini
·         Hermann - Hitchcock
·         Williams - Spielberg
·         Nyman - Greenaway
·         Pivio & Aldo De Scalzi - Ozpetek
Casi e generi:
·         Barry e la serie di James Bond
·         L'eclettismo di Mancini
·         La musica classica nella colonna sonora
·         Il jazz nella colonna sonora
·         Il rock nella colonna sonora

sabato 17 ottobre 2015

CHI HA PAURA DELLA MUSICA DEL NOVECENTO?

E con questo titolo, vi annuncio il nuovo corso di Storia della Musica che, anche  quest'anno, continuerò a tenere presso l'Unitre di Sampierdarena dal mese di novembre 2015 a maggio 2016. Eccovi gli argomenti che verranno trattati nel corso dell'anno accademico.

Percorsi tematici del Novecento.
 • Musiche da vedere: l'impressionismo musicale (Debussy, Ravel e Satie).
Musiche nere: il jazz entra in orchestra (Gershwin).
Musiche in guerra: compositori in trincea (Sostakovich, Britten e Messiaen).
Musiche popolari: nazionalismo o globalizzazione? (Bartók e Janaček)
Musiche "classiche" eppure "moderne": nuove sinfonie e nuovi classicismi (Stravinskij e Respighi).
Musiche globali: oltre l'Europa (Sud America, Mediterraneo, Africa, India e Oriente).
Musiche celesti: spiritualità e sacre sinfonie del tempo (Gorecki e Battiato).
Musiche al cinema: la colonna sonora (Morricone, Barry e Williams).
Musiche "non musiche": la raffinazione del pop e le sue contaminazioni (il caso del progressive rock).
Musiche "oltre": avanguardia, elettronica, minimalismo e postmodernismo (Glass, Riley, Eno e Pärt).


domenica 1 febbraio 2015

NIKOLAJ RIMSKIJ-KORSAKOV. La Grande Pasqua Russa op. 36

Come sempre, affidiamoci alle sapienti mani del Maestro Barbara Polacchi.
La sua guida su La Grande Pasqua Russa risulta veramente dettagliata e ricca di approfondimenti. Cliccate qui e seguite riga per riga, nota per nota.




Circa una interpretazione video di qualità, consiglio questa:

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sabato 31 gennaio 2015

NIKOLAJ RIMSKIJ-KORSAKOV. Capriccio Spagnolo, op. 34

Tutto quello che serve, è qui... Complimenti alla bravissima Barbara Polacchi per la sua preziosissima guida.
Cliccate qui per leggere le indicazioni di ascolto.











A completamento, indico un'interpretazione di valore, quella di Zubin Metha:

 Piccola chiosa su due brani antesignani di un altro russo che musicò la Spagna, ovvero il padre della musica nazionale russa, Mikhail Glinka. A lui si devono due composizioni che potete "videoascoltare" da Youtube:
 - Jota Aragonesa (qui diretta da Toscanini)
-  Notte a Madrid

mercoledì 31 dicembre 2014

NIKOLAJ RIMSKIJ-KORSAKOV. Sinfonia n. 2 detta "Antar", op. 9.

In realtà si tratta di una "Suite sinfonica" che, solo inizialmente, l'autore denomina "Sinfonia n. 2". Scritta nel 1868, ebbe la sua prima nel 1869 presso la Società Musicale Russa di San Pietroburgo (3 revisioni: 1875, 1897 [la definitiva, quella che ascoltiamo] e 1903 [slo per richiesta dell'editore]). Eccellente manufatto - basato sulla moda di un certo orientalismo di maniera - che rivela le superbe capacità di orchestrazione da parte del compositore russo. Punto di riferimento focale, è la Fantastica di Hector Berlioz, vista l'attitudine di affidarsi ad un tema ricorrente (ricordate l'idèe fixe?). La sinfonia racconta la storia fiabesca del poeta guerriero Antar e della Fata Regina Gul-Nazar (per la trama, clicca qui). Quanto al bitematismo narrativo, teso a rappresentare musicalmente la vicenda dei protagonisti, vi invito a leggere qui.

L'opera si articola in 4 movimenti: il primo illustra l'episodio iniziale, gli altri tre le ricompense (vendetta, potere e amore).




LARGO - ALLEGRO GIOCOSO (00:00) - Inizio in crescendo con archi, fiati e timpani: è l'aspro territorio desertico in cui si trovano le rovine di Palmira. Il tema di Antar che avvista la gazzella è introdotto dalle viole, quasi contornato da un pigolio di flauti accoppiati agli archi e ai violini. Poi, appena Antar riesce a sopraffare la fiera che attenta alla vita della povera gazzella, Rimskij-Korsakov ci mostra la scena affidandosi ai violini e ai fiati. Basta poco ed ecco la Fata Regina in sogno: è annunciata da un 3/4 orientaleggiante di flauti e corni. I due temi - quello virile di Antar e quello delicato di Gul-Nazar - vengono replicati anche nei movimenti successivi.

ALLEGRO - MOLTO ALLEGRO - ALLARGANDO (11:39) - Antar sfoga la propria vendetta: si tratta da una serie di variazioni del suo tema in uno sferzante allegro in crescendo, rafforzato da ottoni e timpani, quasi ad esprimere un'ingente forza aspra e selvaggia.

ALLEGRO RISOLUTO ALLA MARCIA (17:05) - Antar scopre la gioia del potere. Il movimento si sviluppa attraverso una brillante marcia orientale (attenzione ai colori orchestrali: sono già quelli di Sheherazade e del Capriccio Spagnolo). Mirabili gli squarci cantabili che si aprono in mezzo alla macchina ritmica del movimento: il tema di Antar emerge come una sorpresa insieme a quello della Regina.

ALLEGRO VIVACE (22:32) - Il piacere dell'amore: la Regina, però, percepisce che Antar si è stancato di lei, così lo abbraccia in maniera disperata, nel fuoco della passione. Rimskij-Korsakov risolve l'episodio con un intreccio dei due temi in un sobrio e raffinato avvitamento melodico e armonico che conduce alla struggente conclusione.

Riguardo alle ascendenze sonore, diverse sono le opere verso cui Rimskij-Korsakov avrebbe guardato, oltre alla Fantastica; eccovi un breve elenco, con tanto di link (nel caso siate curiosi di ascoltarne alcune note):
Berlioz: Aroldo in Italia
Glinka: Ruslan e Ludmila
Liszt: poemi sinfonici
Balakirev: Ouverture Ceca e Tamara
Wagner: Faust (ouverture)
Cui: William Ratcliff

sabato 13 dicembre 2014

NIKOLAJ RIMSKIJ-KORSAKOV. Sinfonia n. 1 in Mi minore, op. 1.

Scritta tra il 1861 e il 1865, si tratta di un lavoro passato sotto l'attenta guida del maestro Balakirev. La prima a San Pietroburgo nel dicembre del 1865. Rimskij-Korsakov, però, la revisionò, tanto che noi oggi ascoltiamo l'edizione del 1884 (che passa dalla tonalità di Mib minore a Mi minore).
I primi schizzi prima del 1859, anno in cui il suo maestro di composizione, Theodore Camillé, lo mette in contatto con Balakirev, che lo invita a scrivere il primo movimento. Nel 1862, Rimskij è un ufficiale della marina zarista che viaggia in lungo e in largo per il globo: sulla nave, durante i momenti di libertà, mette mano ad una partitura che cresce giorno dopo giorno; durante un breve soggiorno in Inghilterra, compone il movimento lento. Tornato a San Pietroburgo, aggiunge il Trio allo Scherzo e completa il lavoro che verrà accolto con successo.
Tra le fonti di ispirazione, in primis la Sinfonia Fantastica di Berlioz e il Manfred e la Sinfonia n. 3 di Schumann, quindi la Jota Aragonesa di Glinka, l'ouverture Re Lear di Balakirev.


LARGO ASSAI- ALLEGRO (00' 00") - Attacco quasi brahmsiano. Nonostante Cui definisca quest'opera la "prima sinfonia russa", qui si sente profumo di Germania. E' un Largo agitato da qualche ricordo beethoveniano stemperato di Sehnsucht romantica. Il soffice lavorio di legni e archi si apre verso l'Allegro bitematico. Il primo motivo è baldanzoso e mosso, ritmicamente, da figure semplici, brevi e ripetute; il secondo episodio ha un profilo più "cantabile" affidato al clarino e ripreso dagli archi. Siamo dentro la forma sonata. Pur timidamente, l'approccio alla presunta materia russa risulta ancora superficiale, forse a causa di un bitematismo piuttosto scolastico ma da cui è già possibile intravedere un gusto assai personale per soluzioni coloristiche originali.

ANDANTE TRANQUILLO (09' 58") - Siamo al movimento lento. Il tema - fornito con entusiasmo filologico da Balakirev - si basa sulla melodia di una canzone popolare (Pro Tatarski Polon ovvero I prigionieri tatari). Il melos russo si inserisce con naturalezza nello standard libero, rapsodico e arioso del secondo movimento: umori simili si possono già riscontrare nelle pagine contemporanee di Borodin e diverranno ingrediente prioritario dei futuri quadri sinfonici. Da un lato si assiste al rispetto per la tradizione sinfonica, mentre dall'altro si avverte il tentativo di rinnovare musicale colto con additivi popolari. Negli episodi più lirici non mancano similitudini con il Tchaikovskij della Sinfonia n. 2.

SCHERZO. VIVACE, TRIO (19' 47") - Scatti scherzosi memori della Sinfonia n. 9 di Beethoven attenti, però, ad una centralità melodica dal profilo quasi coreutico. Siamo al cospetto di una pagina scolastica e giovanile, ma vale la pena non sottovalutare il felice gioco di incastri e dosature dinamiche, quasi sprigionate dal controllo di un compositore maturo (ma stiamo parlando di un giovane artista... ).
Il Trio si regge su un apparato melodico assai semplice: una sorta di dialogo tra gli archi e i legni, animato dallo spirito della variazione.

ALLEGRO ASSAI (24' 43") - Finale in linea con i protocolli della classicità tardoromantica con qualche licenza: Rimskij sviluppa temi quasi cantabili, vagamente russi in un susseguirsi di contrasti nel rispetto della forma sonata. Da evidenziare il pregevole lavoro - pur ancora acerbo - armonico, avviato da un brillante gusto contrappuntistico tra fughe, sviluppi e trame imitative, il tutto al ritmo di un dondolante 3/4. Sul versante timbrico, le classi strumentali assumono ruoli ben precisi che tendono a definirsi battuta dopo battuta, come se prendessero in consegna le note assegnate dal compositore. Lo scopo? Valorizzarle al massimo attraverso il timbro più adatto. Siamo solo all'inizio e, forse, abbiamo già scoperto il segreto dell'opera di Rimskij-Korsakov. [Riccardo Storti]

sabato 29 novembre 2014

Dargomyžskij! Chi è costui?

Quando si parla di musica russa dell'Ottocento, lo si dimentica spesso. Anzi, aggiungo senza remore: lo si ignora. Si parte con Glinka e poi si salta ai Cinque, di cui, però, se ne ricordano solo 3 ("Allora... Musorgskij, Rimskij-Korsakov, Borodin... e gli altri 2?"... il pedante di turno sbotta: "Balakirev e Cui!")
Tra Glinka e i Cinque, c'è lui:  Aleksander Sergeevič Dargomyžskij, soprattutto operista. Ma anche ideologo musicale. Sentite che scriveva all'epoca: "I suoni debbono valere come espressione musicale della viva parola. Io voglio in ogni momento la verità" (tratto da Pestalozza, La scuola nazionale russa, Milano, Ricordi, 1958, pag. 55.)
Il buon Dargomyžskij punta ad un'opera nazionale russa e la coralità russa tradizionale del popolo è l'elemento centrale di tutta la sua produzione musicale. Tale fulcro diventerà nodale e imprescinbile per la crescita dei Cinque: pensiamo al poema sinfonico di Balakirev, alle sinfonie di Borodin e all'esotismo di Rimskij-Korsakov. L'approccio corale non è solo una questione vocale ma anche di prassi orchestrale, questa la lezione più cogente di Dargomyžskij, il cui erede sarà Musorgskij. Sì, dietro al Boris si nascondono la Rusalka e Il convitato di pietra.
Ma Dargomyžskij ci sapeva fare anche con le comnposizioni strumentali per orcherstra. Lo si era già notato in Rusalka:




Inoltre il compositore fu uno dei primi a dedicare una pagina musicale alla strega Baba Yaga, figura assai popolare dell'immaginario slavo, prima di Musorgskij e Ljadov.




Buona visione e buon ascolto!

martedì 11 novembre 2014

In compagnia di Nikolaj... quest'anno si vola con il calabrone

Ci siamo quasi. Martedì 18 novembre inizia il nuovo corso di Storia della Musica presso l'Unitre di Genova. Quest'anno siamo in Russia e ci dedicheremo al magistero sonoro di Nikolaj Rimskij Korsakov... ma non solo.
Per completezza, vi passo il programma, sicuro di incontrarvi nuovamente - come sempre - numerosi ed entusiasti.

L'inventore del "colore" in musica: la rivoluzione orchestrale di Nikolaj Rimskij-Korsakov.

·         Le sinfonie
·         I poemi sinfonici
·         Le suite strumentali dalle opere liriche
·         Altre composizioni strumentali
·         Rimskij-Korsakov orchestratore
·         Gli allievi russi: Glazunov, Ljadov, Taneev, Ippolitov-Ivanov, Lysenko, Kapp, Arenskij, Spendiaryan e Stravinsky.
·         L'influenza di Rimskij-Korsakov nella musica strumentale del Novecento (Respighi, Debussy, Ravel e Dukas).


 Nei prossimi giorni, come sempre, aggiungerò un po' di risorse per conoscere meglio il nostro eroe. [R.S.]

lunedì 10 marzo 2014

OTTORINO RESPIGHI - Le fontane di Roma



Le fontane di di Roma di Ottorino Respighi costituiscono il primo tassello della trilogia di poemi sinfonici dedicati all'Urbe. Vennero composti nel 1916 ed eseguiti per la prima volta al Teatro Argentina di Roma l'11 marzo del 1917 sotto la direzione del Maestro Antonio Guarnieri.
Il plot narrativo si basa sostanzialmente su una serie di sensazioni (anzi impressioni) percepite dal compositore attraverso l'osservazione di quattro note fontane cittadine in quattro momenti diversi della giornata. 

La Fontana di Valle Giulia all'alba (Andante Mosso) - La melodia dell'oboe sembra rincorrere un motivo popolare, a cui risponde un altro "canto", quello del clarinetto, evocando così un paesaggio pastorale sul fare del giorno. Si tratta di un quadretto di chiaro impianto impressionista, mosso dall'ondeggiare sottotraccia degli archi che, qua e là, sembrano lasciare emergere motivi arcaici. Tra i referenti coloristici (ma anche armonici), la scuola francese del primo Novecento (Debussy in testa), ma anche quella scoria di verismo più sensibile alle suggestioni d'Oltralpe (Puccini).



La Fontana del Tritone al mattino (Vivo, Un poco meno allegretto, Più vivo gaiamente) - La fontana del Bernini che quasi si anima di creature plastiche, pronte a danzare tra gli spruzzi. L' "impressione" è resa in maniera eloquente dallo squillo di tromba e dallo zampillio imitato dal registro alto dei legni. E' un movimento di danza che tiene conto della lezione del Tchaikovskij coreutico, ma anche dell'Holst de I pianeti (Mercurio, il messaggero alato). Da non trascurare una vena leggera, riconducibile al Richard Strauss più leggiadro e meno imponente.



La Fontana di Trevi al meriggio  (Allegro moderato, Allegro vivace, Più vivace, Largamente, Calmo) - Si palesa, già dalle primissime battute, un tema solenne, retorico... in una parola "straussiano" (un'anticipazione di quanto ascolteremo nell'episodio apicale de I pini presso una catacomba da I pini di Roma). Eppure, al di là del disegno tematico deciso, l'attività contrappuntistica dei fiati vivacizza ulteriormente questa pagina, mentre "sotto" agisce instancabile l'ipercinetico cromatismo degli archi dal DNA a tratti wagneriano. L'eclettico Respighi parla anche Tedesco (oltre che Russo e Francese).



La Fontana di Villa Medici al tramonto (Andante, Meno mosso, Andante come prima) - Siamo nell'ora della nostalgia, quindi ci vuole un motivo che si sviluppi a poco a poco con passo indefinito, solleticando soluzioni melodiche di sapore cromatico. Partono gli archi, a ruota i legni in un'atmosfera quasi onirica, sognante. Respighi, per inscenare al meglio un simile clima, si affida all'esperto ABC di Debussy e Ravel. Il descrittivismo dell'evento trasmette una natura che si affievolisce fino al silenzio. Anticipazioni di disegni musicali ideali per la futura colonna sonora. Tracce di sonorità paleocinematografiche indicano una strada che porta a future stazioni. Una di queste si chiamerà Nino Rota.
[Riccardo Storti]

 

Credit fotografico: Antonio Passaseo

mercoledì 26 febbraio 2014

Da IL TEMPO E LA STORIA: una monografia su Wilhelm Furtwängler

La trasmissione IL TEMPO E LA STORIA ha dedicato una puntata al rapporto tra la musica e il nazismo, incentrata sulla biografia del direttore d'orchestra (e compositiore) Wilhelm Furtwängler. "Incolliamo" qui sotto la puntata integrale:



Buona visione.
Nel caso vi fossero problemi tecnici, potete andare direttamente alla pagina del documentario (cliccate qui)

giovedì 5 dicembre 2013

GIUSEPPE MARTUCCI - Sinfonia n. 1 in re minore, opera 75. Guida all'ascolto.

Giuseppe Martucci diede alle stampe la sua prima sinfonia nel 1895, dopo un lungo lavoro di elaborazione durato circa sette anni. Si tratta di una sinfonia in quattro movimenti, contraddistinta da un tematismo ricercato, le cui componenti armoniche potrebbero richiamare Brahms. In realtà, questa sinfonia si offre come pretesto per trattarne - in maniera più approfondita - il linguaggio musicale, cogliendone i disparati addentellati intertestuali. La critica è abbastanza concorde nell'individuare quattro modelli di fondo, rintracciabili sostanzialmente negli exempla della Jupiter di Mozart e della Nona di Beethoven, assemblabili alla forza dinamica di uno Schumann, senza rinunciare a sconfinamenti tematici di marca brahmsiani (talvolta, addirittura prossimi anche al disegno contemporaneo mahleriano).
ALLEGRO: apertura in "medias res", senza tanti preamboli, con un tema A appassionato e dinamicamente vivace, la cui intensità drammatica potrebbe ricordare l'incipit della Renana di Schumann (ascolta) . Il tema B suona quasi come una variazione, più ariosa, dal vago profilo brahmsiano. Un dialogo coordinato secondo un'esperta mano orchestrale nel pieno rispetto della forma sonata; assai aggraziate le giustapposizioni chiaroscurali di profonda intensità espressiva e coloristica. Da notare come i legni emergano in controluce dallo sfondo degli archi (qui l'allievo Respighi imparerà molto).
ANDANTE: qui scorgiamo il Martucci più personale e quello più difficilmente assimilabile alle esperienze pregresse fin qui citate. L'Andante è per definizione un movimento rapsodico, in questo caso, però, mosso da due soggetti: il primo suonato dal violoncello, sostenuto da un adeguato corredo di archi, ha la fisionomia di un canto; il secondo nasce dall'addizione ritmico-contrappuntistica dei legni. Soffermiamoci sulla "voce" del violoncello: è quasi concertistica. Si potrebbe supporre che "assomigli a..."; forse sarebbe più prudente sottolineare che è "contemporanea" (o quasi...) ad altre pagine di delicata sensibilità espressiva. Basterebbe spulciare tra le pagine "lente" di episodi usciti dale partiture di Puccini, Massenet, Tchaikovskij, Borodin, Elgar e Grieg... Ovviamentela spinta contrappuntistica è farina del sacco di Brahms. Indubbiamente un Martucci musicista europeo. 
ALLEGRETTO: Eccolo Brahms. Una filiazione diretta dallo Scherzo (Allegretto grazioso) della Sinfonia n. 2 (ascolta). Il prevedibile schema ABA' risulta non omogeneo. Il tema saltellante A genera una sorta di sviluppo che potremmo etichettare - impropriamente - come B e che si estende per larga parte del movimento; infatti la ripresa (A') è posta alla fine, come ideale conclusione dell'intero movimento. C'è il sospetto che l'attitudine alla variazione prevalga sulla forma standard.
MOSSO - ALLEGRO RISOLUTO: Contro ogni logica programmazione sinfonica, Martucci si serve di un movimento dalla doppia indicazione agogica per un finale (quando solitamente tale schema è più frequente nel primo movimento).
Il Mosso (ripresa dell'Allegro iniziale) sembra porre ai blocchi di partenza tutti gli elementi che ritroveremo nell'Allegro Risoluto. L'atmosfera rarefatta, quasi dispersive, ricorda certe nebbie sonore sollevate da alcuni poemi sinfonici di Scriabin o Strauss oppure da evocative tensioni armoniche riconducibili a Mahler o a Musorgskij. La fitta trama dei contrabbassi potrebbero riportarci alla memoria passaggi della Sinfonia fantastica di Berlioz o della Faust-Symphonie di Liszt, soprattutto quando vengono liberati gli altri elementi timbrici. Ed è un crescendo di ottoni ad introdurci nell'Allegro risoluto (altro segnale che il buon Respighi  accoglierà nei suoi I pini della Via Appia, mediandoli attraverso la lezione rumoristica straussiana [ascolta]). Colpisce lo stop and go tra passaggi drammatici e radure di ineffabile quiete: un movimento ben più uomorale di quanto sembri, nonostante l'attenta rifinitura a tavolino. E - aggiungiamolo senza remore - pure un movimento "moderno", per la struttura cangiante rivolta più ad urgenze dinamico-coloristiche, che non armoniche. Quasi una sintesi di tre elementi che ronzazno nell'aria di quel fin de siecle: il contrappuntismo di marca classica di Brahms, l'opposta forza dinamica dell'artiglieria pesante wagneriana (opportunamente criptata, ma c'è... ) e la tendenza alla variabilità timbrica russa (Rimskij docet... ). [Riccardo Storti]

Ascolta la Sinfonia n. 1 di Martucci:



Mov.I: Allegro 00:00
Mov.II: Andante da 11:58
Mov.III: Allegretto da 20:51
Mov.IV: da Mosso - Allegro risoluto 27:09

sabato 9 novembre 2013

Cherubini, Bellini e Donizetti: insospettabili compositori strumentali

Prima di entrare nel vivo del corso, alcuni esempi "insospettabili" da tre operisti che, però, si sono mossi anche in ambito strumentale e con risultati suggestivi.
Il fiorentino Luigi Cherubini (così attivo nei teatri europei con la sua Medea) scrisse anche una sinfonia, considerata dagli storici della musica come la prima sinfonia italiana composta nell'Otticento. Si tratta di un lavoro che mette in luce molti debiti con Haydn e il primo Beethoven ma che, al tempo stesso, non rinuncia a quel briciolo di personalità melodica, inscindibile dal praticantato melodrammatico del musicista.



Un giovanissimo Vincenzo Bellini, invece, darà vita a ben 8 sinfonie di presunta destinazione operistica. Meritano un'attenta segnalazione la Sinfonia in Re Maggiore (BS 1209) e il Capriccio ossia Sinfonia per studio in do minore (BS 1968).



(per l'Allegro, cliccare qui e qui )



(per il secondo movimento, cliccare qui)

Di Donizetti, ricordiamo la produzione cameristica ed in particolare i 19 quartetti, da cui selezioniamo il Minuetto del n. 5 in mi minore.

QUEST'ANNO IN ITALIA!

Eccoci qua. Nuovo anno accademico e con un programma tutto dedicato all'Italia strumentale dall'Unità al Dopoguerra. Da Martucci a Petrassi, passando per Sgambati, la Generazione dell'Ottanta (Alfano, Respighi, Casella, Malipiero e Pizzetti), Giorgio Federico Ghedini e Luigi Dallapiccola. In mezzo tanti nomi più o meno conosciuti (Rota e Castelnuovo-Tedesco, ma anche Porrino, Pilati, Pick Mangiagalli... etc.). Siamo pronti... Abbiamo pure cambiato la tappezzeria del sito. Buon anno a tutti e sereni ascolti.